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Travelogue: tè filosofico del 28 novembre 2010

Si conclude domani, neve permettendo, la riflessione sui viaggi. Non la settimana scorsa come erroneamente avevo annunciato.
Quattro parole.
Due per darvi un’eco di domenica scorsa. Due per annunciarvi l’incontro di domani.
La settimana scorsa ho ripreso la frase conclusiva della settimana precedente. Una frase di Herringel (lo zen e il tiro con l’arco).
“L’essenziale accade quando non si pensa”.
Ho chiesto a tutti e chiedo anche a voi: ma se questo è vero perché la filosofia, perché i convegni, aperitivi, caffè e te’ filosofici? Perché studiare o cercare di conferire disciplina al pensiero? Continua a leggere

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I nanetti calzolai. Per il Te’ filosofico del 17 ott. 2010

Con queste poche parole vorrei invitarvi al te’ filosofico di domenica prossima.
Da due settimane ci manco.
Una prima volta per turno di riposo, la seconda per malattia. Di questa mi dispiace particolarmente.
Domenica scorsa è partito il secondo segmento del nostro percorso di navigazione.
Quello che ci porta a chiederci cosa significhi abitare.
Abitare un casa, una città, un pianeta.
Per un verso ciascuno viene qui a Cargo per perfezionare il proprio abitare, la propria abitazione, per altro verso la domanda “che cosa significhi abitare” potrebbe trovarci imreparati.
Forse non abbiamo nemmeno intenzione di porcele.
Non è che se non ce lo chiediamo non continuiamo a “costruire la nostra casa” interiormente o esteriormente.
Ciò che è umano ha questa ambiguità fondamentale.
Possiamo fare un passo filosofico è chiederci perché, cos’è, come? Continua a leggere

Scarpe

La via che conduce al Paradiso la immagino bordeggiata a ritroso da tutte le scarpe che ho usato e smesso nella mia vita. Un po’ come i sassi di Pollicino. La prima considerazione, non proprio ovvia, che nasce da questa premessa è per me una certezza: in Paradiso si va a piedi. Ma la via è lunga e le scarpe abbandonate, i segnapista del sentiero celeste, non si trovano proprio ad ogni metro. A volte bisogna camminare un po’ tra una scarpa e un’altra, prima di sapere se si è fuori strada. Si sbaglia anche strada. Ma, come lo si capisce? Continua a leggere