Archivi del mese: novembre 2010

Travelogue: tè filosofico del 28 novembre 2010

Si conclude domani, neve permettendo, la riflessione sui viaggi. Non la settimana scorsa come erroneamente avevo annunciato.
Quattro parole.
Due per darvi un’eco di domenica scorsa. Due per annunciarvi l’incontro di domani.
La settimana scorsa ho ripreso la frase conclusiva della settimana precedente. Una frase di Herringel (lo zen e il tiro con l’arco).
“L’essenziale accade quando non si pensa”.
Ho chiesto a tutti e chiedo anche a voi: ma se questo è vero perché la filosofia, perché i convegni, aperitivi, caffè e te’ filosofici? Perché studiare o cercare di conferire disciplina al pensiero? Continua a leggere

Presentazione del libro “ANGELICA-MENTE”

ANGELI DELL’EUROPA: invito alla presentazione del libro “ANGELICA-MENTE”  ed Zephiro. Un’opera collettiva nata da un incontro sul social network cui ho partecipato.

“Gli angeli non sono mai stati oggetto dei miei pensieri o di una mia indagine. E’ piuttosto nell’esercizio del pensiero che mi sono imbattuto, quasi incidentalmente, nella loro presenza.

Posso ricostruire due tappe di avvicinamento in questo incontro che comunque esito a definire tale. Mentre io penso e scrivo, loro lavorano in me e per me ma,… posso davvero dire di incontrarli?

Sicuramente,  facendo lo psicanalista da 30 anni e scrivendo di notte, incontro demoni. Angeli caduti dal loro cammino. Questi sicuramente li conosco!

Che l’incontro presupponga la loro caduta? Che già l’incontrarci sia per loro una perdizione? Continua a leggere

Il bacio dei ragazzi scappati di casa (tè filosofico del 21 novembre)

Domenica concludiamo con una libera conversazione guidata il primo tratto del nostro cammino. Quello che dall’equinozio d’autunno ci sta portando verso il solstizio d’inverno. Seguirà poi l’incontro con il prof. Nardone che dovrebbe introdurci al nuovo tema delle relazioni interpersonali che si articolerà chissà come nel nostro cammino!

Cercavo di indicare la settimana scorsa il cammino che si è dipanato in modo inaspettatamente consequenziale. Forse semplicemente perchè abbiamo camminato.

Camminando da qualche parte si arriva e il senso si tesse nel racconto. Continua a leggere

Pensare con tutto il corpo (Te’ filosofico del 14 novembre 2010)

Più procediamo nella nostra esperienza nei te’ filosofici alla sala da te’, più mi ritorna in mente la prima volta che in quella sala sono entrato.
Fu in occasione di un seminario di Augusto Sabbadini (persona preziosa, spero di riuscire a coinvolgerlo nei nostri incontri). Una piccola introduzione all’IKing di cui Sabbadini è un profondo conoscitore.
Mi tornano in mente queste cose perché ho l’impressione che l’esperienza che stiamo facendo si tessa secondo leggi tutte sue.
Non certo le leggi della logica e della programmazione a tavolino.
Emergono nessi sincronici che mi evocano appunto più l’ IKing che non una comune programmazione culturale. Continua a leggere

Lasciate il vostro peso alla terra. Il grado uno della meditazione.

L’apprendistato della mia meditazione ha radici nell’apprendistato della mia invalidità.

Strane sincronicità per cui, come concludevo ne “Il gioco del silenzio”, cose molto buone o molto belle confinano con cose molto cattive o molto brutte.

Fatto sta che a sedere a gambe incrociate io non l’ho imparato in una sala di meditazione, ma in una piccola palestra di fisioterapia, nel centro paraplegici del Pio Istituto Santa Corona a Pietra  Ligure nell’estate del 1981. Avevo poco più di 20 anni ed ero reduce da una lesione midollare che tutt’ora mi affligge. Continua a leggere

Lustrar le piastrelle: la guarigione da un incubo grazie agli esercizi filosofici.

Ho frequentato un memorabile ritiro di pratiche filosofiche in un inquietante convento.

Uno di quei conventi del giorno d’oggi. Freddi come il marmo lucidato. Puliti. Inossidabili.

Poi tutto è filato bene. Lo choc è stato all’inizio. Il pavimento.

Si, quel pavimento mi faceva paura. Tirato a lustro in un modo che nemmeno dopo averci camminato sopra per 3 giorni di pioggia cinquanta persone è riuscito a sporcarsi.

E’ il pavimento che all’inizio ha mosso in me ricordi  inquietanti. Continua a leggere